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Il thangka del Buddha della Medicina: come si dipinge un blu sacro

Misure codificate, pigmenti di pietra, lo sguardo dipinto per ultimo: i segreti di una pittura che è tanto un libro quanto un quadro.

Thangka tibetana
Thangka tibetana · 1644–1911 · Sichuan University Museum · Daderot

Un thangka è una pittura su tela di cotone, montata su un broccato di seta e appesa. Quelli del Buddha della Medicina sono tra i più belli e diffusi. Servono alla meditazione, all'insegnamento e alla decorazione sacra dei templi.

Una pittura «misurata»

Il corpo di un Buddha non si inventa: segue proporzioni fissate da testi di iconometria. Il pittore comincia tracciando con gesso o carboncino una griglia, poi colloca la testa, il torso, le ginocchia secondo unità di misura tratte dalle dita dell'immagine stessa. È ciò che dà ai thangka la loro armonia, e che permette a un intenditore di verificare che una statua o una pittura rispetti la tradizione.

I colori della montagna

La tela è preparata con gesso e colla animale, poi levigata. I pigmenti tradizionali sono minerali e vegetali: azzurrite e indaco per i blu, malachite per i verdi, cinabro per i rossi, orpimento per i gialli e oro in polvere per gli ornamenti. Il lapislazzuli, molto caro, era riservato a opere eccezionali. I colori vivi e duraturi hanno permesso a opere come il thangka del XIII–XIV secolo conservato all'Art Institute of Chicago, che orna la home page di questo sito, di attraversare i secoli.

L'occhio che si apre

In molti lignaggi gli occhi del Buddha sono dipinti per ultimi, in un momento di concentrazione, poi l'immagine è consacrata da un lama. Questo rito fa passare l'oggetto dallo stato di decorazione a quello di supporto di pratica.

Le scuole

I thangka sono dipinti in vari stili. Gli stili tibetani Menri e Karma Gadri hanno entrambi assorbito influenze della pittura cinese, soprattutto nei paesaggi; i pittori newar della valle di Kathmandu, le cui botteghe forniscono gran parte dei thangka attuali, hanno una maniera propria, più ricca di motivi. In Giappone, le pitture di Yakushi su seta o su carta seguono un'altra tradizione, più vicina alla Cina dei Tang, come il rotolo dell'epoca Kamakura con i dodici generali, conservato al Cleveland Museum of Art.

Pitture per insegnare la medicina

Il Tibet ha prodotto un insieme di pitture mediche senza uguali: i 79 thangka che illustrano il «Berillo blu» (Vaiḍūrya sngon po), il grande commento al trattato medico dei Quattro Tantra, commissionati alla fine del XVII secolo dal reggente Desi Sangye Gyatso. Vi si vedono piante, organi, strumenti. I medici tibetani li usavano come tavole di anatomia. La prima tavola della serie mette in scena il Buddha della Medicina e il suo palazzo.

Scegliere bene

Un buon thangka ha un disegno netto, colori franchi, volti dettagliati e un'iconografia conforme alla descrizione. La nostra guida per scegliere un thangka dà i riferimenti pratici, e il catalogo propone thangka di varie botteghe.

Fonti

Ormai classici: Jackson & Jackson, Tibetan Thangka Painting: Methods and Materials (1984); Janet Gyatso, Being Human in a Buddhist World (2015) per le pitture mediche; schede dei musei citati (Art Institute of Chicago, Cleveland Museum of Art, Rubin Museum).

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