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Simboli e leggende: la ciotola, il mirabolano, il sole, la luna e i dodici generali

Ogni dettaglio di un'immagine del Buddha della Medicina racconta qualcosa. Un piccolo decodificatore di simboli.

Dipinto giapponese
Dipinto giapponese · 1201–1300 · Cleveland Museum of Art

Un'immagine del Buddha della Medicina è un messaggio in codice che i fedeli leggevano come una pagina. Ecco gli elementi principali.

La ciotola di nettare

Nella mano sinistra, una ciotola (o, in Giappone, un vasetto di unguento). Per alcuni è la ciotola delle elemosine del monaco, simbolo di semplicità; per altri, il nettare dell'immortalità (amṛta), che indica la saggezza che placa. Nei thangka è spesso blu, come il corpo del Buddha.

Il mirabolano (arura)

Il ramo di mirabolano che tiene la mano destra è un frutto reale: il terminalia chebula, molto usato nelle medicine indiana (ayurveda) e tibetana. I testi lo chiamano «re dei medicamenti». La tradizione dice che il Buddha ne porge un ramo a chi lo invoca, immagine del dono.

Il sole e la luna

Due bodhisattva, Sūryaprabha (Nikkō) e Candraprabha (Gakkō), lo scortano spesso. Simboleggiano la luce del giorno e quella della notte, la chiarezza e la dolcezza: chi soffre di giorno come di notte è accompagnato. Nelle triadi giapponesi sono due sagome slanciate che affiancano uno Yakushi seduto.

I dodici generali celesti

Secondo il sūtra (versione di Xuanzang), dodici grandi generali yakṣa, ciascuno con 7000 servitori, fanno voto di proteggere chi onora il Buddha. I nomi sanscriti variano; in Giappone si conoscono Kubira, Basara, Meikira, Antira, Anira, Sandira, Indara, Haira, Makora, Shindara, Shōtora e Bikara. In Giappone sono stati fatti corrispondere ai dodici animali dello zodiaco e alle dodici ore. I dodici generali di argilla dello Shin-Yakushi-ji a Nara, dell'VIII secolo, sono un capolavoro del genere.

Il loto e la luna

Il Buddha è seduto su un loto e su un disco di luna, simboli di purezza e di chiarezza della mente.

Il blu

Vedi l'articolo sul lapislazzuli: il blu non è decorativo, evoca la trasparenza e la profondità.

La lampada del monte Hiei

Una leggenda giapponese vuole che Saichō, fondatore dell'Enryaku-ji, abbia acceso una fiamma davanti allo Yakushi del tempio, che non avrebbe mai smesso di bruciare. Quando Oda Nobunaga distrugge il tempio, nel 1571, la fiamma sarebbe stata conservata in un altro tempio, il Risshaku-ji di Yamagata, che poi l'avrebbe restituita. È una tradizione orale, e va presentata come tale.

Un aneddoto di iconografia

In Giappone, i più antichi Yakushi, come quelli del VII secolo, in genere non hanno un vasetto di medicina in mano: questo attributo si diffonde in seguito, a partire dall'epoca Heian, secondo gli storici dell'arte. La stessa figura cambia attributi con il tempo.

Fonti

Sūtra del Maestro della Medicina (Xuanzang, Taishō 450); schede dello Shin-Yakushi-ji; Raoul Birnbaum, The Healing Buddha (1979). Le leggende sono presentate come tali e non sono fatti accertati.

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