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Il Sūtra del Maestro della Medicina: la storia di un testo viaggiatore

Un manoscritto su corteccia di betulla, un monaco pellegrino, un traduttore di passaggio: come un sūtra dell'India è diventato uno dei testi più letti dell'Asia orientale.

Affresco cinese
Affresco cinese · ~1319 · The Metropolitan Museum of Art

Il testo si apre a Vaiśālī, una città dell'India antica. Il Buddha vi soggiorna con una grande assemblea di monaci, bodhisattva, re ed esseri venuti da tutti i mondi. Il bodhisattva Mañjuśrī si alza e gli chiede di parlare delle qualità di un altro Buddha, lontano a oriente, il cui nome sarà per gli esseri delle generazioni future un aiuto nelle difficoltà. Il Buddha accetta: è l'inizio del Sūtra del Maestro della Medicina (Bhaiṣajyaguruvaiḍūryaprabharāja-sūtra).

Ciò che racconta il sūtra

Il testo è breve e segue uno schema semplice. Prima, la descrizione del Buddha di una terra lontana e dei suoi dodici grandi voti. Poi la descrizione della sua terra pura, dei suoi bodhisattva e dei suoi benefici. Infine, consigli pratici: come onorarlo, come recitare il suo nome, quali offerte preparare. Verso la fine, un bodhisattva chiamato Liberatore (Jiutuo, nella versione di Xuanzang) pone ad Ānanda domande sulle «nove morti premature» e su ciò che si può fare per evitarle. I riti descritti (lampade accese, stendardi appesi, offerte) sono presentati come mezzi per risvegliare la benevolenza e la saggezza e per onorare la memoria dei defunti.

Un manoscritto scoperto vicino a Gilgit

Nel 1931 alcuni abitanti della regione di Gilgit, nel Karakorum, scoprono per caso, in uno stūpa in rovina, un insieme di manoscritti su corteccia di betulla. Sono scritti in sanscrito, in una scrittura detta «Gilgit-Bamiyan». Tra essi c'è il Sūtra del Maestro della Medicina. Fu edito nel 1939 da Nalinaksha Dutt nella serie Gilgit Manuscripts ed è la più antica versione sanscrita conosciuta. È una bella sorpresa: il testo, che si conosceva solo attraverso le traduzioni, è esistito in India o ai suoi margini, in questa forma.

Le traduzioni cinesi

In Cina il sūtra è stato tradotto più volte. Una versione antica, attribuita a Śrīmitra, risale al IV secolo. Dharmagupta ne dà un'altra nel 615, sotto i Sui. La più celebre è quella di Xuanzang, nel 650, il monaco che aveva attraversato l'Asia centrale e l'India per riportare testi; è la base della maggior parte delle recitazioni in Cina, in Corea, in Giappone e in Vietnam. Nel 707 Yijing, un altro monaco viaggiatore tornato dall'India per mare, propone una versione più lunga, che descrive non uno ma sette Buddha della Medicina. Queste traduzioni sono conservate nel canone cinese (Taishō 449–451).

Il testo in Tibet

Il testo è conservato anche nel Kangyur tibetano, dove esistono la versione «a un Buddha» e la versione «ai sette Tathāgata». Gli otto Buddha della Medicina, le cui immagini decorano tanti monasteri, vengono da questa tradizione.

Perché ha avuto tanto successo

In società in cui la malattia, la povertà e la guerra erano vicine a tutti, un Buddha i cui voti promettono aiuto, cibo, vesti e giustizia parlava a tutti. In Giappone, è una preghiera per la guarigione di un imperatore che ha dato origine allo Yakushi-ji nel 680; questa storia è nell'articolo su Yakushi-ji.

Leggere il sūtra oggi

Esistono traduzioni in francese e in inglese, con commenti; ne troverete nella sezione libri. Una lettura rapida richiede meno di un'ora. Il sūtra si legge come una preghiera, non come un trattato medico: vedi l'articolo sulla salute spirituale.

Fonti

Nalinaksha Dutt, Gilgit Manuscripts, vol. I (Srinagar, 1939); Raoul Birnbaum, The Healing Buddha (1979); Taishō Tripiṭaka 449–451. Le date delle traduzioni più antiche sono attribuzioni della tradizione.

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